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appunti rizomatici


Diario


15 luglio 2008

Dalla parte Del Turco

Voglio dire, a volte l'ironia della sorte è davvero feroce.
Cadere in disgrazia proprio nel mese di Luglio che tanta fortuna ti ha portato in passato deve darti un amarezza infinita.
La mia solidarietà a Del Turco.

Luglio

Luglio, col bene che ti voglio vedrai non finirà.
Luglio m'ha fatto una promessa l'amore porterà.
Anche tu, in riva al mare tempo fa, amore, amore
mi dicevi: "luglio ci porterà fortuna" poi non ti ho vista più;
vieni, da me c'è tanto sole ma ho tanto freddo al cuore
se tu non sei con me.

Luglio si veste di novembre se non arrivi tu.
Luglio sarebbe un grosso sbaglio non rivedersi più.
Ma perché in riva al mare non ci sei, amore, amore
ma perché non torni è luglio da tre giorni
e ancora non sei qui; vieni, da me c'è tanto sole
ma ho tanto freddo al cuore se tu non sei con me.

Luglio, stamane al mio risveglio non ci speravo più.
Luglio credevo ad un abbaglio e invece ci sei tu.
Ci sei tu in riva al mare solo tu, amore, amore
e mi corri incontro ti scusi del ritardo
ma non mi importa più.
Luglio ha ritrovato il sole non ho più freddo al cuore
perché tu sei con me.


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4 giugno 2008

Vivalitalia 4

Gli appassionati del genere possono gioire con me: il mio testicolo è salvo.

La mia carriera di facile profeta prosegue indefessa. Se si realizza anche una delle due alternative paventate nell'ultimo post, indosso una casacca paillettata e un turbante e arrotondo facendo oroscopi personalizzati.


8 maggio 2008

Errori di battitura

I ministri del nuovo governo Berlusconi sono 21.
E non 12 come erroneamente riportato dalla stampa in campagna elettorale.


24 aprile 2008

Viavalitalia 3

La strategia del primo ministro in pectore è perfettamente coerente con quella del maggiore esponente dello schieramento a noi avverso in campagna elettorale: si vuole il fallimento per la compagnia di bandiera (evviva!).

Il fallimento consentirebbe licenziamenti di massa e sarebbe il primo passo per una di queste due alternative:
a) la nascita di una compagnia padana di medie dimensioni con Malpensa come hub (che inevitabilmente avrebbe vita difficile);
b) una nuova mini-Altalia finanziata con i soldi delle banche che una volta rimessa sul mercato verrebbe venduta al miglior offerente (Lufthansa).

Il prevalere di una delle due alternative dipende dai rapporti di forza nel nascente governo.

Intanto si continuano a fare stupidaggini con i soldi degli italiani. Era chiaro che il prestito ponte non potesse passare attraverso le forche caudine della Commissione UE. E se lo dice Ryanair - che in materia ha una certa esperienza - ci si può giocare un testicolo sull'esito dell'indagine.


14 aprile 2008

Outside Options

Emigrante di lusso.

Rientro baronale?


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21 marzo 2008

Vivalitalia 2

Una volta giurava sulle loro teste. Ora rifila loro il pacco Alitalia. Insomma la domanda di Benigni è ancora valida: di chi sono figli i figli di Berlusconi?

La situazione è confusa. Airfrance fa un'offerta ben diversa da quella che le aveva consentito di accreditarsi come l'interlocutore più valido qualche tempo fa, anche se almeno è corredata da uno straccio di piano industriale. Le cordate italiane (cioè quelle fatte a chiacchiere), oggi come allora, sono solo presunte e sarebbero tipicamente italiane anche nel metodo: capitalisti che acquistano senza senza capitali, mettendo per quanto possibile il costo dell'operazione a debito della società acquisita.

Nulla di nuovo sotto il sole. Nel frattempo la situazione della nostra compagnia di bandiera è peggiorata ulteriormente - lo so, pare impossibile - e se non si trova il modo di vendere la società fallisce (fosse la volta buona).

E' noto, qui si tifa per la chiusura. Anche perchè così finirebbe il sussidio indiretto per un aeroporto inutile come Malpensa, progettato e gestito in modo demenziale. Anche perchè Alitalia è l'unica compagnia di bandiera alla quale i contribuenti pagano in continuazione biglietti per voli che non prenderanno mai. E non ricevono neanche le miglia!


18 marzo 2008

Siete pronti per il 2015?

Nell’interessante articolo pubblicato questa mattina su Voxeu.org, Jeffrey Frankel – tra i più importanti accademici esperti di economia internazionale – suggerisce che l’idea di un sorpasso dell’euro sul dollaro anche come moneta di scambio sui mercati internazionali non è così peregrina.

La sua previsione è che il processo di sostituzione tra le due valute potrà completarsi entro 10 anni -  secondo una delle sue simulazioni, con uno scenario affatto realistico, il tutto potrebbe avvenire già nel 2015 – e, ovviamente, le implicazioni dal punto di vista degli equilibri geopolitici sarebbero enormi. Frankel propone le sue riflessioni in una prospettiva strettamente USA-centrica: severo aggiustamento dell’impianto economico statunitense a partire dalla sopraggiunta insostenibilità del debito commerciale, ridimensionamento della sua influenza globale, rischio di replicare l’esperienza della disfatta della potenza imperiale britannica anche a causa della crescente impopolarità degli Stati Uniti per via dell’infelice politica estera degli ultimi tempi.

Un anno fa, svolgevo considerazioni analoghe anche se, allora, si era agli albori del fenomeno: quella dell’euro come valuta di riserva e di scambio sui mercati internazionali era poco più che un’ipotesi di scuola.

Quello che distingue il mio punto di vista da quello di Frankel è che, mentre l’economista americano immagina sia possibile la sostituzione dell’UE agli USA come maggior attore globale nel perpetuarsi di uno scenario simile a quello attuale, io credo non sia affatto scontato che l’attuale regime unipolare possa perdurare nel tempo. Non è solo l’emergere di nuovi protagonisti (Cindia & C.) sulla scena mondiale a rendere la cosa improbabile. Esistono almeno due altre ragioni: la prima riguarda il fatto che da economia fortemente internazionalizzata, l’Europa dovrebbe diventare un’economia con minor proiezione estera assumendo il ruolo di importatore netto di prodotti e servizi (al fine di mettere in circolo valuta sui mercati internazionali), con i conseguenti gravosissimi cambiamenti strutturali che ciò imporrebbe; la seconda è che per un’Europa politicamente meno omogenea degli Stati Uniti sarebbe molto difficile attuare una spregiudicata politica estera (con forte propensione all’interventismo militare) necessaria a sostenere il ruolo di maggior riferimento economico in uno scenario unipolare.

Dunque, a me sembra più probabile che si andrà verso uno scenario di coesistenza di più valute di scambio sui mercati internazionali che culminerà in una fase di maggior complessità di coordinamento dell’economia mondiale (nel lungo periodo insostenibile, anche nel caso di ritorni generalizzati a politiche di chiusura e protezionismo) e che indurrà i vari attori globali a sedersi attorno ad un tavolo per riformare le istituzioni monetarie internazionali.
Magari dando maggior retta, questa volta, alla proposta d’introduzione di un Bancor da parte del Keynes di turno.


11 marzo 2008

Informazione grottesca

Il Corriere della Sera ci delizia ancora una volta col suo spiccato senso della notizia.
Mannheimer, uno statistico per caso, scopre che La Destra della coppia Storace-Santanché potrebbe arrivare al 3% - in realtà egli stesso misura il 2,5% - ma il suo bacino potenziale (?) è del 14%. Una notiziona tale da meritare l'apertura dell'edizione on-line.

Il fatto che quel 3% non darà alcun rappresentante in parlamento al partitucolo di residuati all'olio di ricino non rileva.
Tantomeno rileva il fatto che il margine d'approssimazione del suo sondaggio è del 3%.

Applausi.


6 marzo 2008

Nutella Veltroni

E' stata una lunga e difficile rincorsa.
Ma alla fine il sorpasso di Nutella su Berlusconi c'è stato.

Certificato da Forbes.


29 febbraio 2008

Sulla proposta di "sabotaggio legale" delle prossime elezioni

Da qualche tempo gira via e-mail e sul web una chiamata alle armi per “sabotare legalmente” le prossime elezioni politiche. L’idea è quella di praticare un’opzione prevista dalla legge elettorale per creare un po’ di scompiglio. In breve, si tratterebbe di questo: bisognerebbe recarsi al seggio, registrarsi come votante, e poi rifiutare la scheda chiedendo la verbalizzazione dell’atto. Secondo i promotori, se venisse raggiunta una massa critica di elettori-sabotatori, la questione avrebbe risonanza mediatica e tutta la supposta disaffezione degli italiani verso questa politica e il disgusto per la presente legge elettorale avrebbero il meritato risalto.

“E dunque?”, verrebbe da chiedersi. Avremmo in questo modo promosso un cambiamento radicale della politica e delle pratiche elettorali italiane?

Probabilmente no. Per il semplice motivo che una proposta del genere incarna la quintessenza dell’italianità: il “caciarismo” associato allo “stare alla finestra”.
 
Votare non è come guardare la TV. Quando guardi la TV, se nulla ti piace hai la facoltà di spegnere e dedicarti ad altro. Nella democrazia rappresentativa, invece, quando l'offerta politica non ti convince hai due possibilità: o ti astieni, assumendoti la responsabilità di chiamarti fuori dalla determinazione dei risultati e delle politiche di governo poi implementate, oppure lavori per creare l'alternativa e per ampliare l'offerta politica, misurando la tua capacità di ottenere il consenso dei tuoi concittadini conquistandoli alla tua causa.

Sono entrambe scelte legittime, che implicano modi diversi di intendere la politica e il proprio ruolo di cittadini in un paese democratico.
Ma andare al seggio per sabotare la scelta democratica dei propri rappresentanti – scelta che altri, magari, intendono compiere in piena consapevolezza - è un gesto nella migliore delle ipotesi infantile e nella peggiore antidemocratico. Che peraltro tradisce una visione privatistica ed egoistica del processo democratico.

In democrazia le istanze dei gruppi anche più marginali hanno diritto di rappresentenza ove questi gruppi lottino per essere rappresentati e accettino le regole di civiltà che una collettività si autoimpone. Spesso tali regole di civiltà sono non scritte, mentre opzioni antidemocratiche, come quella che qui si propone, hanno base "legale".

Manifestare dissenso e disappunto è legittimo ed anche necessario. Ma a questa pratica noi italiani difficilmente riusciamo ad associarne una più costruttiva di proposta, o quanto meno di adesione convinta a visioni effettivamente e concretamente alternative rispetto a quelle criticate.

È un nostro tratto caratteristico quello dell’amore per la “caciara” e per la manifestazione clamorosa (vedi alla voce Vaffa-Day). Così come fanno parte della nostra intima natura l’attendismo e l’opportunismo da perfetti “free riders”: intanto critichiamo e non muoviamo un dito, poi magari qualcuno farà al posto nostro e ci accoderemo senza costi.

Cosa c’è di “alternativo” in questo approccio rispetto alla supposta schifezza corrente della politica italiana? Nulla, mi pare.

Alla fine si risponde anche alle leggi della propria coscienza e della propria intelligenza. E non è difficile capire, per chi lo vuole, che impedire il regolare svolgimenti di una consultazione elettorale è comunque un atto sbagliato. Anche se una previsione di legge lo rende legale.

sfoglia     giugno       
 
 




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"L'uomo in rivolta vuole essere tutto - identificarsi totalmente con quel bene di cui a un tratto ha preso coscienza e che vuole sia riconosciuto e salutato nella propria persona - o niente, vale a dire trovarsi definitivamente scaduto per opera della forza che lo domina. Al limite, accetta quella estrema caduta che è la morte, se dev'essere privo di quella consacrazione esclusiva che chiamerà, per esempio, la propria libertà. Piuttosto morire in piedi che vivere in ginocchio."
Albert Camus


"Intanto Paolo VI non c'è più / E' morto Berlinguer / Qualcuno ha l'AIDS / Qualcuno il PRE / Qualcuno è POST senza essere mai stato niente"
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"La bicicletta è il veicolo più rapido nella via della delinquenza; perchè la passione del pedale trascina al furto, alla truffa, alla grassazione!"
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